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Direi che… strategie di modalizzazione e doppio movimento nella produzione di una parlante non-nativa di italiano

Camila BARDEL y Franco PAULETTO

Lo scopo di questo studio è analizzare una conversazione svolta in italiano tra una parlante nativa e di una non-nativa. Si metteranno in evidenza le strategie usate dalle informanti per mantenere una buona dinamica relazionale e rispettare così le regole della cooperazione, prestando particolare attenzione al repertorio di segnali discorsivi utilizzati e alla specificità del loro uso in contesto, in un approccio di tipo contrastivo.

Il materiale analizzato consiste in una videoregistrazione della durata di circa 25 minuti: il dialogo è poi stato trascritto secondo le convenzioni di CLAN (MacWhinney, 2000).

Le partecipanti sono due studentesse dell’università di Stoccolma: un’italiana e una svedese. La studentessa svedese ha un livello molto avanzato di italiano L2 grazie a molti anni di studio, un lungo soggiorno in Italia e continui contatti con parlanti di italiano L1. L’inglese e il francese sono altre lingue di cui lei ha conoscenza piuttosto approfondita. Si è scelto di evitare il formato dell’intervista per garantire alle partecipanti uno status paritario e nel contempo favorire lo sviluppo di una conversazione il più possibile naturale. Proposta alle due studentesse una lista di temi sui quali discutere, è stata data loro piena libertà e responsabilità nella gestione della discussione, entro il tempo limite prestabilito.

Parlare di cooperazione conversazionale non implica, come ci ricorda Stame (1999), l’esistenza di un’armonia totale tra i partecipanti allo scambio: il dissenso e la presa di distanza dalle posizioni espresse dall’interlocutore sono anzi in molti casi il combustile necessario a consentire lo sviluppo della conversazione. Lo studio partirà dunque dalla consapevolezza dell’esistenza di due assi fondamentali, ideazionale e relazionale (Mizzau 1995) lungo i quali i partecipanti allo scambio si muovono. Nella logica del cosiddetto doppio movimento (Mizzau 1995) si cercherà di evidenziare le strategie utilizzate per ri/affermare le proprie posizioni (muovendosi quindi sul piano ideazionale nella direzione del dissenso) evitando nel contempo un eccessivo distanziamento sull’asse relazionale.

Le prime osservazioni sulla produzione dell’apprendente svedese hanno permesso di rilevare alcuni interessanti usi idiosincratici e una strategia divergente nella gestione dell’argomentazione rispetto a quella piuttosto assertiva della studentessa italiana; si tratta di un approccio più “morbido” tendente all’espressione del dissenso accompagnata dal continuo tentativo di evitare l’allontanamento. La nostra attenzione è stata attratta tra l’altro dal segnale discorsivo “direi”, che nella produzione della studentessa di madrelingua svedese ricorre dieci volte nell’arco di pochi minuti e a cui sarà dedicata particolare attenzione, per valutarne la funzione e il valore all’interno dell’enunciato. I due differenti profili conversazionali emersi nello studio preliminare spingono alla ricerca di conferme all’interno di un corpus più vasto di conversazioni registrate tra nativi e non-nativi, per verificare se tale tipo di strategia possa essere osservato in un più parlanti L2 e analizzato sotto un punto di vista cross- o interculturale.

 

Bibliografia

MACWHINNEY, B. (2000) The CHILDES project: Tools for analyzing talk. Hillsdale, NJ: Lawrence Erlbaum.

MIZZAU, M. (1995) Les fonctions communicatives: entre accord et désaccord. In: STAME, S. (a cura di) Psycholinguistics as a Multidisciplinary Connected Science. Cesena: Società editrice “Il Ponte Vecchio”, 65-85.

STAME, S. (1999) I marcatori della conversazione. In: GALATOLO, R. & PALLOTTI, G. (a cura di) La conversazione. Un’introduzione allo studio dell’interazione verbale. Milano: Raffaello Cortina Editore, 169-186.

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